
Avete mai sentito parlare del frutto del drago? Noto anche con il nome di pitaya, è un frutto esotico. Originario dell’America centrale, con il passare del tempo, è stato coltivato in tante parti del mondo. Quello che lo rende unico, è la sua pelle squamosa e gialla, e la sua polpa, che è dolce e croccante.
Frutto del drago: nozioni principali
E’ una pianta tropicale, che ama moltissimo il caldo. Per cui, il consiglio è quello di coltivarlo nelle zone in cui il cliama è mite. Può riuscire ad avere degli ottimi risultati con dei terreni poveri, ma il meglio arriva, quando il terreno in cui lo si sta coltivando, è pieno di compost organico.

E’ una pianta, che ha bisogno di tanta luce solare, per cui il consiglio è quella di posizionarla, dove riesce ad avere un totale di almeno dieci ore di sole, al giorno. Mentre, la sua irrigazione, dovrebbe sempre essere regolare. E’ importante, che durante la sua crescita, il terreno sia sempre asciutto.
Nel corso dell’inverno, poi, è consigliabile, ridurre l’irrigazione. Ma non è ancora finita: la pianta del drago è molto suscettibile ai parassiti. Per cui, è sempre bene controllarla, e se serve anche trattarla in modo regolare, per non rischiare che possa essere infestata. E non riprendersi più, vista la sua sensibilità a questo argomento.
Frutto del drago: come coltivarlo
Per capire bene di che cosa stiamo parlando, è importante sapere, che il frutto del drago è come se fosse un cactus. Per cui, la terra che si andrà ad usare, deve essere formata da una specie di mix: terra da giardino, sabbia e compost. In questo modo, si avrà anche la certezza, che l’acqua non possa ristagnare.

Per l’irrigazione, ci vuole sempre un giusto equilibrio. Per cui, il terreno non deve essere troppo bagnato, ma nemmeno troppo asciutto. Stesso discorso per la luce, come detto prima, questa pianta ne ha bisogno: per cui, se la stai coltivando in casa, è bene metterla vicino ad una finestra. A contatto, con il sole.
Infine, il frutto del drago è una pianta rampicante. Quindi, ha bisogno di un supporto per quando cresce. Si può usare un palo di legno, o di metallo, o anche una struttura creata appositamente. La cosa importante, è che la struttura deve essere rigida e robusta, per potere sostenere il peso della pianta.
Varietà del dragon fruit
Del frutto del drago, esistono tante varietà. Per esempio, quella più conosciuta, che è poi anche quella che arriva in Italia, è la pitaya rossa. Ha una forma rotonda, con delle foglie carnose, di colore verde, che possono arrivare al giallo, quando il frutto comincia ad essere maturo. La buccia, invece è di un fuxia molto acceso.

Poi, ci sono anche altre varietà: la pitaya gialla, che è composta da piccole spine. E poi, ci sta la Pitaya della Costa Rica che ha al suo interno la polpa rossa. La caratteristica che accomuna tutte le varietà, è il fatto che questo frutto ha una polpa morbida. Quasi cremosa, con un sapore ottimo.
Il suo sapore è unico, perchè ha delle sfumature davvero dolci. All’interno della polpa, ci sono dei piccoli semi di colore nero, che si possono mangiare senza problemi, insieme alla polpa stessa. Infine, il frutto, ha una forma ovoidale, che va dai 6 ai 10 centimetri. Con un peso di 150 grammi.
Coltivazione in vaso
Se si decide di coltivare il frutto del drago in vaso, è bene sapere che occorre un terraio grande. Questo per via del fatto, che la pianta, con il passare de tempo, tende ad assumere delle dimensioni ingombranti. Per il terreno, è bene scegliere una terra, che non assorba troppa acqua, che non la trattenga.

La propagazione del dragon fruit, poi, so può portare avanti per talee o anche per semi. La prima, che è considerata asessuata, è più veloce e anche più agevole. Mentre, la seconda, richiede almeno sette anni per la sua fruttificazione. Per quello che concerne la semina, invece, bisogna spargere i suoi semi sulla superfice del terreno.
E per potere, poi tenere il terreno sempre umido e costante, usare un inaffiatoio o anche un vaporizzatore. Quando i germogli, arrivano ad una certa dimensione, si devono solo dividere, per poi essere trapiantanti di nuovo. Cosi, da essere certi, di potere dare loro, lo spazio giusto, che gli serve.